giovedì 3 novembre 2011

Verso una realtà multidimensionale



La realtà separata umana, o Configurazione Arbitraria Umana (HAC), è delimitata dal tempo lineare basato su cause ed effetti. Ciò significa che come esseri umani ordinari definiamo noi stessi sulla base di quello che siamo stati in passato. 

Quello che sono ora dipende da quello che sono stati dieci, venti o trent’anni o anche dieci, venti o trenta minuti prima. 

Qualunque cosa viviamo adesso è il risultato di cose accadute nel tempo lineare, l’effetto di una causa antecedente. 

Un essere multidimensionale basa invece la sua identità in relazione alla forma nella quale sta mutando e non su chi è stato in passato. 

La multidimensionalità trascende il tempo lineare e tutte le individualità ordinarie collegate. Essa è priva di cause ed è basata sugli effetti, o meglio cause ed effetti non sono basati sul tempo lineare, il che significa che qualcosa che sta accadendo oggi può essere causato da qualcosa che accadrà fra un anno. 

Un essere multidimensionale è pertanto in grado di muoversi oltre la realtà separate, circolando liberamente attraverso infinite configurazioni, cambiando forma a suo piacimento, in grado in ogni momento di scegliere dove emergere o scomparire, sia nel tempo che nello spazio. 

Per lunghissimo tempo su questo pianeta questa capacità è stata accessibile solo a una minoranza insignificante di intrepidi sciamani e individui molto marginali che hanno avuto l'ardire di avventurarsi attraverso i terrificanti confini che separano la realtà separata da quella multidimensionale. 

Poiché questa zona di frontiera è assai pericolosa, molti di loro sono stati annientati o sono rimasti rinchiusi nella zona intermedia, intrappolati in uno spaventoso limbo dal quale pare non possino più ritornare. 

Nell’Epica del Sacro Cono questa zona è il Paheka Rubhe

Il contesto strategico del tempo lineare HAC implica la possibilità di un accesso più agevole nel multidimensionale. 

Gli anni dal 2012 appaiono cruciali a questo proposito. 

Riattivare il nostro corpo multidimensionale e muoverci oltre la limitazione delle nostre identità HAC potrebbe essere un’opportunità più disponibile per coloro che sono determinati a compiere il salto. 

L’Astrosciamanesimo strategicamente e giocosamente abbraccia questa impresa.

mercoledì 2 novembre 2011

Morte e Antenati (di Franco Santoro)


Un guerriero si considera già morto e quindi non ha nulla da perdere. Il peggio gli è già accaduto, e lui è lucido e calmo. (Carlos Castaneda)

Con il termine antenati identifico qui sia tutti i parenti e ascendenti di sangue vicini e lontani, che tutti gli esseri che sono vissuti sulla Terra, la galassia, l’universo e quel che esiste oltre.

Ebbene si tratta di un bel po’ di gente!

Alcuni sono antenati prossimi e altri remoti. Eppure ognuno di loro fa parte del grande puzzle, di cui la mia consapevolezza ordinaria rappresenta solo un minuscolo frammento.

Gli antenati possono essere in relazione con quelle che per taluni concepiscono come vite passate o collegati a figure storiche o mitologiche verso cui sento attrazione o repulsione.

Il ruolo di antenato può essere esteso a esseri divini e mitici, animali, vegetali e perfino minerali,  luoghi geografici e qualsiasi corrispondenza di segno astrologico.

Nelle tradizioni di molte popolazioni e in ogni cultura sciamanica gli antenati vengono onorati con estremo rispetto. Un periodo ideale per tali celebrazioni è quello dell’autunno ed in particolare i giorni sotto il segno dello Scorpione.

Gli antichi erano assai coscienti della presenza degli antenati e ogni loro decisione veniva presa mediante una consultazione con essi.

Quando ci rivolgiamo ai nostri antenati ci relazioniamo con le più antiche parti di noi stessi. In tali momenti possiamo recuperare immagini, eventi, memorie e situazioni capaci di aiutarci a comprendere chi e cosa siamo ora. In codesto modo diventiamo consapevoli di essere un prodotto di un passato che non è affatto limitato al periodo della nostra vita fisica.

Se intendiamo esplorare il passato in maniera autentica e collegarci con le nostre radici, è essenziale che siamo disponibili ad includere tutto, in particolare quelle persone o situazioni che tendiamo a non riconoscere.

Gli antenati, se da un lato possono donare supporto, dall’altro sono anche portatori di forti rancori e di modelli distruttivi che continuano ad essere tramandati di generazione in generazione.

Questi rancori sono alla radice dei problemi di relazione presenti ed è nostro compito procedere alla loro guarigione con la consapevolezza dell’antico retaggio da cui emanano.

Quando tra amanti, amici, parenti, colleghi e anche tra persone incontrate casualmente si creano forti conflitti e tensioni, la realtà è che si stanno producendo le stesse condizioni che in un’epoca remota apportarono separazione e miseria.

Queste condizioni si ripropongono onde essere corrette e guarite, al fine di offrire un’altra prospettiva fondata sull’unità e non sulla separazione.

Morte e Vita accadono sempre Qui e Ora (di Franco Santoro)


Ogni particella di conoscenza che diventa potere ha la morte come forza centrale. La morte dà l’ultimo tocco, e tutto ciò che è toccato dalla morte diventa davvero potere. Un uomo che segue il sentiero si trova davanti la morte a ogni svolta della strada, e inevitabilmente si fa lucidamente consapevole della propria morte.[...] Ma il preoccuparsi della morte ci indebolirebbe costringendo ciascuno di noi a concentrasi sul sé. Quindi, per essere un guerriero, la conquista successiva è il distacco. L’idea della morte imminente, invece di diventare un’ossessione, diventa un’indifferenza. (Don Juan in Carlos Castaneda, Una realtà separata, Astrolabio, p. 132)
La paura della sofferenza e della morte è inevitabile per chiunque s’identifica esclusivamente con la realtà fisica, o terza dimensione.

E si tratta di una paura inevitabile poiché la morte e la sofferenza del corpo fisico è inevitabile

Tuttavia, la paura della morte e del dolore, quando sono esplorate intensamente e nella loro effettiva realtà, sono il portale per il passaggio nella quarta dimensione e per la comprensione profonda della nostra autentica natura.

La morte è l’avvertimento che la trasformazione e il rilascio della percezione separata è quello che ognuno qui, nella realtà ordinaria della vita fisica, è destinato ad affrontare.

Questo avvertimento non è nuovo, poiché è stato ricevuto fin dall’inizio della separazione, e da allora le persone sono sempre morte.

E’ solo la mente separata che si ostina a non accettarlo.

Questa mente è così separata che continua a considerare la morte come un incidente spiacevole, un evento terribile, una zona inaccessibile, da negare, evitare, dimenticare e fare finta che non esista.

Ed è questa negazione che continua a mietere dolore ogni volta che la morte o solo la paura della morte arriva inevitabile.

Con la morte, il sogno dell’ego giunge al capolinea, sebbene possa ancora essere riciclato con una nuova corsa mediante il sogno della reincarnazione: una misera e sinistra farsa che l’ego ha creato per conseguire l’immortalità.

I sogni non possono continuare per sempre e un risveglio generale è solo questione di tempo.

Eppure possiamo decidere di svegliarci prima, evitando ulteriore sofferenza e terrore.
“La tolleranza al dolore può essere elevata, ma non è senza limite. Alla fine tutti incominciano a riconoscere, per quanto debolmente, che ci deve essere un modo migliore. Non appena questo riconoscimento si stabilizza più fermamente, diventa un punto di svolta. Questo alla fine risveglia la visione spirituale, indebolendo simultaneamente l’investimento nella vista fisica. L’investimento alternato nei due livelli di percezione viene usualmente sperimentato come un conflitto, che può diventare molto acuto. Ma la riuscita è certa così come lo è Dio.” (Un corso in miracoli, T35)
Perciò, riguardo alla morte, la prima cosa da ricordare è di non lasciarsi travolgere da emozioni di paura, terrore e preoccupazione.

Possiamo cavalcare la morte come un puledro che viaggia verso la libertà.

Possiamo trasformare la morte se ci colleghiamo con la quinta dimensione, che è quella del regno mentale e dell’aria.

Connettendoci con la mente multidimensionale, quella che ha una prospettiva più ampia, le emozioni possono essere dirette verso un intento di liberazione e unità.

La mente dell’ego è basata sulla separazione e la negazione, e se usiamo quella mente, quando arriva l’onda emozionale, il risultato è terrore e paura.

Nella percezione separata la morte fisica può arrivare o non arrivare in questo momento, mentre a livello multidimensionale la morte arriva sempre, ed è quello che l’ego separato non vuole riconoscere.

La guarigione dalla separazione avviene portando consapevolezza su ciò che è negato e non visibile, poco importa se sia piacevole o meno.

La morte accade sempre, qui e ora, così come la vita. E se non siamo in grado di percepire la presenza della morte, questo è un dato preoccupante, poiché significa che la  nostra mente è morta, o in coma.

Questa è la condizione di buona parte del genere umano, uno stato di coma profondo della mente, fondato sulla negazione della morte. 

Allorché la morte ci riguarda da vicino, mediante la scomparsa o le malattie gravi di persone care, o quando a morire siamo noi stessi, ecco che allora ne prendiamo consapevolezza. Ma si tratta tuttavia di un evento personale, che non riguarda il resto della gente, che invece continua a "vivere" e negare la morte,

 In certe epoche storiche o momenti della vita, la morte diventa visibile per tutti, ma solo quando accadono disastri naturali e catastrofi o guerre, oppure 

Ma i più grandi disastri nella storia dell’umanità impallidiscono in confronto alla cosiddetta morte naturale.

La morte naturale prende una media di 52 milioni di vite ogni anno.

Mentre stai leggendo quest’articolo, 144 persone sono appena morte su questo pianeta.

Dunque la morte arriva continuamente, è solo che non la vogliamo vedere.

La morte ci confronta con la scelta tra la percezione distorta dell’ego e la salvezza, il dolore e la felicità, il sogno e la realtà.
E’ una credenza fissa ed immutabile del mondo che tutte le cose nel mondo nascono soltanto per morire. Viene considerata come la “legge della natura”, da non mettere in dubbio, ma da accettare come la legge “naturale” della vita. Ciò che è ciclico, cambia ed è incerto: ciò che è inattendibile e instabile, che cresce e cala in un certo modo lungo un certo cammino – tutto questo viene considerato come Volontà di Dio. E nessuno si chiede se un Creatore benevolo potrebbe mai volere ciò. (Un corso in miracoli, T23) 
© 2010 Franco Santoro
Per la versione originale in inglese clicca qui.

© Franco Santoro, info@astroshamanism.org

sabato 29 ottobre 2011

La Finestra di Quarta Dimensione a Cluny Hill (di Franco Santoro)


Vi sono certe storie riguardo Cluny Hill College,[i] o Findhorn Foundation Cluny Hill, come lo chiamiamo ora, che ancora non sono in grado di condividere e quindi preferisco per il momento tacere. Dopo tutto Cluny è nato nel segno dello Scorpione e con la Luna in Pesci. Ciò spiega pure il fatto che sia spesso associato ad una nave. Quella che segue è una breve storia a cui ho già accennato in altre occasioni.

Diversi anni fa, mentre procedevo alle pulizie dei corridoi, mi sono affacciato alla finestra orientale di Cluny Hill College. Vidi qualcosa di stupefacente e seppure da un lato non potevo credere a ciò che vedevo, dall’altro questo mi pareva del tutto naturale. 

Dalla finestra di Cluny per un paio di minuti vidi letteralmente me stesso mentre passeggiavo lungo la strada il giorno del mio primo arrivo a Findhorn. Mi salutai calorosamente inviando un raggio di luce gialla a quell’antica immagine di me stesso. 

Era allora un venerdì, la vigilia dell’equinozio di primavera ed il giorno prima dell’inizio della Settimana di Esperienza, il programma introduttivo della Findhorn Foundation. Secondo le istruzioni ricevute, potevo accedere a Cluny solo l’indomani mattina e per quella notte alloggiavo quindi in una pensione. Tuttavia decisi almeno d’incamminarmi lungo il sentiero che gira attorno al territorio di Cluny Hill College per avere un contatto iniziale a distanza con l’ambiente.

martedì 25 ottobre 2011

La Morte – Scorpione: Viaggio Astrosciamanico nei Tarocchi (di Franco Santoro)


Gli articoli di questa serie sono semplicemente una panoramica introduttiva sull’argomento. 
Per l'articolo introduttivo a questa serie, clicca quiPer l'edizione originale in inglese clicca qui. 

“Siamo tutti morti in licenza”  (Eugene Levine)

Il segno dello Scorpione è tradizionalmente associato con la Morte, il tredicesimo Arcano Maggiore nei Tarocchi di Rider Waite e nella maggior parte dei mazzi. La carta rappresenta una figura scheletrica, la personificazione della Morte, ricoperta interamente da un’armatura nera mentre cavalca un cavallo bianco, come nell’Apocalisse 6:8 “Ed ecco mi apparve un cavallo verdastro. Colui che lo cavalcava si chiamava Morte e gli veniva dietro l’Inferno. Fu dato loro potere sopra la quarta parte della terra per sterminare con la spada, con la fame, con la peste e con le fiere della terra.”

La figura scheletrica sembra cavalcare piano, mentre sorregge uno stendardo con una rosa mistica, simbolo di vita, scavalca il corpo di un re, mentre una fanciulla e un bambino cadono davanti al cavallo, e un vescovo sta in piedi aspettando la fine con le mani giunte. Malgrado la loro diversità tutti gli esseri umani sono uniti da un comune destino di morte, un tema conosciuto come la Danza della Morte, graficamente raffigurato in molte chiese medievali iniziatiche, come la Cappella Rosslyn, nella quale la morte era mostrata ugualmente trionfante su individui di ogni classe ed età. Il sole sorge sullo sfondo della carta tra due pilastri, che è anche una rappresentazione della carta seguente, la Temperanza.

La morte, insieme al sesso[i] e ad altri temi Scorpione, è indubbiamente la più fraintesa di tutte le esperienze. È anche l’elemento più significativo di ogni processo sciamanico iniziatico. Nonostante l’abbondante fioritura di corsi e seminari sullo sciamanesimo, l’insegnamento cruciale e sine qua non in questo regno si sviluppa unicamente attraverso la diretta connessione con lo Spirito, causato generalmente da un confronto con la morte attraverso una grave malattia o altre minacciose situazioni della vita. Queste esperienze operano come test iniziatici, massicci processi di rilascio, e possono anche verificarsi continuativamente durante la vita dello sciamano. Quando l’apprendista riesce a sopravvivere a tali prove, il passo successivo implica l’addestramento direttamente dallo Spirito. Tuttavia non c’è modo che questo possa accadere, a meno che l’apprendista non accetta di morire alla sua precedente identità e affrontare pienamente l’archetipo della Morte. Questo processo lascia un marchio esclusivo su tali individui, che può essere percepito e compreso da anime gemelle, sebbene generalmente causa paura e altre reazioni sfavorevoli nelle persone ordinarie.

Una Concisa Anatomia di Demoni, Graha e altre Creature in Apparenza Immonde (di Franco Santoro)


Graha 5.5

Secondo l’Epica del Sacro Cono, i Graha sono entità di quarta dimensione di apparente rancore, separazione e antagonismo. Sono esseri generalmente inconsci e invisibili, che nella realtà ordinaria emergono unicamente attraverso le nostre proiezioni su persone e situazioni del mondo esterno o come paure interiori ed emozioni intense o dolorose. 

Da una prospettiva umana i Graha sembrano nutrirsi della nostra consapevolezza e la tengono strettamente confinata nell’illusione di una realtà separata, ossia la configurazione umana arbitraria (CUA).

In sanscrito Grah e Graha significano rispettivamente afferrare, impadronirsi di e colui che afferra. Nell’induismo tradizionale questo termine è impiegato per descrivere varie intrusioni, demoni o spiriti malefici che entrano dentro le loro vittime causando dolore e sfortuna. Essi sono nati dalla collera di Shiva o Rudra e vengono considerati gli “indicatori dell’influenza” poiché indicano l’influenza karmica nel comportamento degli esseri umani. Graha è anche la parola sanscrita per “pianeti”, i quali, secondo l’Astrologia Induista, afferrano o influenzano la vita umana in modo positivo o negativo. I Navagraha sono i nove pianeti principali o esseri celestiali: Surya (Sole), Chandra (Luna), Mangal  (Marte), Budha (Mercurio), Brihaspati (Giove), Shukra (Venere), Shani (Saturno), Rahu (Nodo Lunare Nord) e Ketu (Nodo Lunare Sud).

venerdì 21 ottobre 2011

Lo Scorpione e la Via Benedetta del Bardo (di Franco Santoro)

“Quando ci confrontiamo con i nostri peggiori incubi le scelte sono poche: lottare o fuggire. Speriamo di trovare la forza di affrontare le nostre paure, ma talvolta, nostro malgrado, scappiamo. E se il nostro incubo ci darà la caccia? Dove mai ci nasconderemo?” (Eroi, Stagione 2, Episodio 5)

Il periodo dello Scorpione è ricco di benedizioni e opportunità per svelare segreti nascosti, specialmente su chi realmente siamo oltre l’identificazione con la nostra vita cosciente. 

Lo Scorpione spesso sopraggiunge come un Mietitore Feroce, che spazza via quello che appare, dissolvendo la quieta routine dell’esistenza ordinaria e liberando gli elementi oscuri della vita. Questi elementi tendono a fare luce sull’inevitabile perdita, o data di scadenza, di molte cose che diamo per scontate nella vita, inclusa la fine della vita stessa, la morte.

La consapevolezza della morte, che è ciò che lo Scorpione tenacemente segnala, è paradossalmente il controllo più pragmatico della realtà e il principale attivatore della consapevolezza della vita. 

La morte è “il sogno principale da cui scaturiscono tutte le illusioni” (UCIM, M27, 1.1), e l’immersione dello Scorpione nel suo mistero, lungi dall’essere una sinistra evoluzione della negazione della vita è sicuramente un passo decisivo per comprendere e padroneggiare la vita stessa.

Lo Scorpione possiede l’abbagliante capacità di enfatizzare ciò che ci tiene nell’oscurità e nasconde la consapevolezza di chi siamo ad un livello multidimensionale, così da poter essere rilasciato, consentendo al nostro autentico sé di vedere, aumentare la sua trasparenza e risplendere nella nostra vita. 

Dolore, paure, disperazione e ogni genere di pensieri o emozioni spiacevoli mostrano ciò che non c’è e ci nascondono ciò che potremmo vedere se riconoscessimo la nostra autentica luminosa identità. Per poter vedere dobbiamo mettere da parte i rancori, praticando il perdono come supremo atto di rilascio della nostra percezione separata.

Lo Scorpione insegna che proprio mentre l’oscurità sembra raggiungere il suo culmine nella vita, la luce può dissiparla, se scegliamo con fermezza di rimanere connessi al nostro sé multidimensionale e alla rete della vita.