mercoledì 19 settembre 2012

La via dell'autunno (di Franco Santoro)

Findhorn Foundation Cluny Hill

La via dell'autunno rappresenta la conclusione e la  morte di un vecchio ciclo e di tutto ciò che è stato dapprima famigliare. E’ un periodo molto intenso e benedetto. 

Qui hai la possibilità di liberare l’identificazione convenzionale del tuo ego, come centro della tua consapevolezza, e muoverti in dimensioni che permettono di rivelare una più vasta prospettiva di quello che sei. 

Mentre il cielo gradualmente procede a esternare maggiore buio, e la natura principia a decadere nel suo aspetto esterno, giunge pure un tempo di oscurità e morte ad un livello emozionale, mentale e spirituale. 

Questo processo di morte iniziatica è sovente chiamato la Via del Guerriero Spirituale, o morte sciamanica. In quanto tale, può provocare trepidazione all’ego consueto e alla sua tendenza di aggrapparsi alle cose per paura di affrontare ciò che dimora oltre. 

Coltivando l’introspezione e la connessione con la tua natura interiore, puoi congedarti dalle paure generate dalla credenza nella separazione e recuperare il supporto che necessiti per avanzare lungo il cammino di trasformazione.

L’accettazione della strategia della morte iniziatica e la rinascita che ne deriva, facilitano l’accelerazione di profondi cambiamenti senza passare attraverso la finzione di patire dolori o perdite. 

La sfida principale dell'autunno consiste nell’apprendere a morire bene verso ciò che non serve più e nell’essere aperti a ricevere quello che onestamente rinforza l’Intento connesso alla Funzione. 

Buone domande sono qui: “Cosa c’é nella mia vita che necessita di morire? Quali modalità di vivere nel mondo non sono più in armonia col mio Intento? Che cosa non mi serve più? Cosa non è più utile ai miei compagni, alla comunità in cui vivo, al pianeta, all’universo?”

Quando osservi il mondo solo attraverso la prospettiva della tua identità personale o della cultura a cui apparentemente appartieni, permetti all’invenzione del tuo ego personale o collettivo di governare come centro dell’universo piuttosto che consentire alla tua vera natura, e a tutto ciò che rappresenta, di collocarsi al centro. 

Quest’atteggiamento può essere utile nei primi anni trascorsi su questo pianeta, al fine di costruire confini e una robusta struttura strategica dell’ego. Se questa fase degenera in un’idolatria della tua individualità, famiglia, paese, gente, ecc., come qualcosa di separato o identificato con una forma fisica, allora l’intero senso della strategia si perde. 

L'autunno è un tempo alquanto controverso che può causare una certa confusione, se perdi di vista la connessione con la tua vera natura multidimensionale e ti lasci intrappolare dal sistema di pensiero frammentato dell’ego personale o collettivo. 

“L’ego è folle. Esso sta nella paura oltre l’Ovunque, in disparte dal Tutto, separato dall’Infinito. Nella sua follia pensa di essere diventato vincitore su Dio Stesso. E nella sua terribile autonomia <vede> che la Volontà di Dio è stata distrutta. Esso sogna la punizione e trema davanti ai personaggi dei suoi sogni: I suoi nemici, che cercano di ucciderlo prima che possa assicurarsi la propria sicurezza attaccandoli”.[1]

Lasciare andare l'ego significa rinunciara ai tuoi attaccamenti al dolore, liberare la tendenza a volere avere ragione a scapito di essere felici, essere disponibile ad esplorare altre dimensioni o modalità esistenziali. Si tratta inoltre di essere consapevole del tuo ruolo di canale e luogo di incontro per energie di molteplici realtà. 

Hai bisogno di comprendere che in ogni singolo momento puoi scegliere se contribuire all’unità o alla separazione, e che questa scelta comporta essere consapevole della qualità dei tuoi pensieri.

Al fine di ricevere qualcosa di nuovo, ti viene chiesto di liberare ciò che è vecchio e non è più necessario. Rilascio e morte sono una parte integrale del ciclo della natura a tutti i livelli, e durante l'autunno ciò raggiunge il suo apice.

Mentre questo processo si sviluppa, l’ego avverte che la struttura della sua allucinazione è minacciata e le sue reazioni possono farsi assai intense. Certe situazioni della vita possono apparire confuse, spaventose, precarie, dolorose o tristi. E malgrado ciò, una notevole trasformazione sta avendo luogo e incredibile benedizioni germogliano. La fede è necessaria. 

Sii con la tua natura più vera e profonda, il tuo Spirito Guida, o Identità Multidimensionale Centrale,  e abbi fede in essa, in quello che è semplicemente un momento passeggero di travaglio. Prosegui lungo la via dell'autunno, confidando che le ricompense per il tuo lavoro sono imminenti. Permetti a te stesso di essere nutrito da una nuova percezione e accetta il supporto che è disponibile per te.



[1] Un Corso in Miracoli, Libro degli esercizi, p. 469.


© Franco Santoro, Findhorn Foundation Cluny Hill, Forres IV36 2RD, UK, info@astroshamanism.org
 


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sabato 8 settembre 2012

Un viaggio importante (di Franco Santoro)


Le 144 combinazioni tra il Sole e la Luna, così come sono descritte nel ciclo lunare annuale, mi hanno insegnato importanti lezioni esperienziali e hanno fornito buona parte delle mie conoscenze astrologiche. Sono grato di aver permesso alla Luna ed al Sole di essere i miei insegnanti. 

Quando cominciai lo studio di astrologia e simbolismo in generale, lessi molti testi. Sebbene i libri mi piacevano, mi resi conto che le letture contribuivano ad aumentare confusione e incertezza. Mancava qualche cosa di essenziale nel mio studio e non sapevo dove trovarlo. 

Dalla mia Guida (almeno, credo si trattasse di essa), mi giungeva regolarmente questa risposta: “Se vuoi conoscere i pianeti, gli astri e gli dei, ebbene chiedi ciò che vuoi sapere ai pianeti, agli astri e agli dei stessi.”  

Il suo suggerimento era troppo ovvio e facile. La mia mente complicata non era in grado di accettarlo. Indi, messo da parte il rapporto con la Guida, seguitai a muovermi da un libro ad un altro, esplorando maestri e percorsi spirituali di ogni sorta. Alla fine entrai uno stato di tale disperazione intellettuale ed emotiva. Sentii che la mia vita era inutile. Non sapevo che fare del mio potenziale. 

Avevo molta energia che voleva esprimersi, qualche cosa da comunicare e creare. La definizione di quel qualcosa non era disponibile in alcun libro ed io non avevo idea di cosa fosse e a chi o in che modo potevo comunicarlo. Nessuno, nell’ambiente circostante, era in grado di comprendere la mia situazione. Mi sentivo come un completo alieno e l’unica cosa cui riuscivo a pensare per uscire da tale stato era solo la morte. 

Fu nel bel mezzo di quel tragico e potente momento che mi ricordai del suggerimento della Guida. La situazione era talmente grave che proprio non avevo altra scelta che seguire il consiglio che per tanto tempo avevo accantonato. 

“Va bene!” esclamai “Mi metterò in contatto con questi benedetti pianeti ed esseri divini! Non ho nulla da perdere dopo tutto, poiché allo stato in cui mi trovo sono già disposto a perdere tutto. Allora, come posso procedere?” 

La Guida rispose domandandomi con quale dio desideravo iniziare. Sebbene la cosa mi paresse piuttosto ridicola, decisi che avrei incontrato prima il dio Apollo, quale rappresentante del Sole. A questo punto pensavo che si trattava di procedere ad un lungo periodo di formazione, estenuanti pratiche e complessi iter burocratici, prima di poter solo considerare l’idea di incontrare Apollo. Ne consegue che fui totalmente sorpreso allorché la Guida mi esortò a incontrare Apollo direttamente in quel momento. E fu così che stabilii il mio primo rapporto ufficiale con uno Spirito Totem. 

Apollo mi diede molto supporto e potere, fornendomi notevoli suggerimenti riguardo uno dei miei primi seminari. In quell’occasione egli ebbe a dire: “Stabilisci un rapporto regolare con me e mia sorella Artemide. Porta quello che trovi nel mondo sotterraneo a me. Hai la mia benedizione per i tuoi seminari. Evidenzia la relazione tra Sole e Luna.” Quando ricevetti questo messaggio allora, mi sentii estremamente energizzato, tuttavia non compresi il senso di quelle parole. Mentre riporto questa esperienza ora, tutto appare estremamente chiaro...

La scoperta più importante che feci nei miei primi rapporti con i pianeti e gli Spiriti Totem fu quella di rendermi conto che non si trattava affatto di primi rapporti. La cosa sorprendente non era quella di essere in grado di connettermi con queste energie. Ciò che veramente mi sbalordiva era il recupero di memorie arcane di precedenti relazioni con tali esseri. Non si trattava di vite passate. 

Durante questa stessa vita avevo già avuto molte interazioni e lunghi dialoghi con i pianeti. Me ne ero semplicemente dimenticato. Fu una mia decisione quella di dimenticarmi poiché non riuscivo a integrare tali rapporti nella mia vita ordinaria. Sono grato a quei momenti di crisi perché mi consentirono di ravvivare i miei ricordi. L’incontro con i pianeti e le stelle era in verità un ritorno a casa, dopo un lungo periodo di assenza. 

Quella che segue è la trascrizione abbreviata di un viaggio che desidero condividere con te. Quel giorno cambiò qualcosa di importante nella mia consapevolezza e fui confrontato in maniera nitida con il mio Intento e Funzione. La descrizione è incompleta poiché sono stati esclusi alcuni elementi tecnici. Inoltre diverse informazioni mi giunsero attraverso suoni, immagini e vibrazioni che non sono in grado di comunicare a parole.


A lungo ho chiesto alla mia Guida di conseguire chiarezza riguardo il mio Intento nella vita, su ciò che posso fare su questo pianeta. Ho provato di tutto. Non so che altro fare o inventare al fine di ottenere una risposta. Ho ricevuto solo spiegazioni enigmatiche o il consueto senso di pace, amore, silenzio e accettazione che emana dalla mia Guida. Valuto assai la mia connessione con la Guida e mi avvedo che ogni volta che la chiamo, ricevo sempre il supporto di cui ho bisogno. 

Eppure, esiste una parte in me che non è soddisfatta. E’ una parte che vuole sapere in termini pratici perché sono qui e cosa posso fare per esprimermi al meglio. Quella parte ha bisogno di una visione di potere, una risposta che abbia senso, in grado di spazzare via ogni incertezza. Voglio qualcosa che, una volta ricevuto, mi permetta di dire: 

“Ecco! Questo è il mio scopo nella vita! Ora è tutto chiaro. Non devo più mendicare la verità. Ora la conosco. Forse quella parte che desidera ciò è solo il mio ego. Almeno, questo è ciò che un’altra parte di me ha pensato fino ad ora. Ebbene, in questo momento, non m’importa affatto se si tratta dell’ego o meno. Quel che conta è che io voglio sapere che cosa sta succedendo. Io merito di sapere. E’ un mio diritto. Ho tanta energia e non so che farne. Non intendo trascorrere un altro minuto della mia vita a meno che non ricevo una risposta. Mi prendo totale responsabilità riguardo tale risposta. Sono adulto. Dichiaro all’autorità competente che sono disposto ad aprirmi al mio Intento più elevato. Lo accetto anche se magari è qualcosa di poco piacevole. So che le Guide sono molto rispettose e sensibili. Prendono diverse precauzioni con gli esseri umani al fine di non invadere il loro spazio. Io espressamente t’invito, Spirito Guida, ad essere franco e diretto. Intesi?”

Dopo questo dinamico discorso, osservo la mia Guida. Mi guarda con una tale dolcezza e grazia. Egli sa tutto su di me e dal suo sguardo luminoso posso ricevere qualcosa del genere: “il tuo scopo è quello di giocare ed essere felice. Fai qualunque cosa ti renda felice. Io ti darò il mio supporto.” 

Percepisco un tale senso di libertà in sua presenza. Allorché mi rapporto con la Guida non avverto alcun obbligo. Ricevo solo amore, amore incondizionato. Se desidero abbracciare una grande causa, se sono determinato a realizzare imprese eroiche, oppure vivere semplicemente senza fare nulla di speciale, ebbene, mi avvedo che la scelta è solo mia. 

“Se questo ti rende felice”, dice la Guida “allora fallo!” Sento un tale potere in sua presenza! Ma che posso fare con questo potere? Come posso condividerlo? E’ così grande! Puoi suggerire qualcosa? O, per dirla meglio, puoi consentirmi di comprendere qual è la cosa migliore che posso fare? Lo chiedo a te, amata Guida. Posso accettare tutto. Prometto che rispetterò la risposta, se solo la ricevo. Non la metterò in dubbio. Mi arrenderò ad essa. La Guida mi guarda con un’espressione che suona come: 

“Parli sul serio? Vuoi veramente sapere? Lo potrai accettare?” 

Io l’osservo diretto negli occhi, prendo un profondo respiro e poi lascio uscire un gigantesco “Sì”. 

Detto ciò, senza ulteriori spiegazioni, mi ritrovo a viaggiare ad alta velocità in compagnia della Guida e un animale di potere. Raggiungiamo un pianeta biancastro ricoperto da una nebbia simile a panna montata. Poco a poco la nebbia si dirada ed il luogo lentamente acquista definizione. Mi appaiono alcuni dettagli noti e ben presto tutto mi appare famigliare, anzi anche troppo famigliare! 

Tra tutti i posti su cui avrei potuto fantasticare, quello che mi si presenta ora è il più ovvio e allo stesso tempo l’unico cui non avevo pensato. E’ il luogo in cui ho trascorso la maggior parte del mio tempo sin da quando ero bambino. Il sito di ritorno costante di ogni mia fantasia. Qualcosa che all’affacciarsi dell’età adulta iniziai a giudicare come un’evasione dalle mie responsabilità nel mondo, un sogno ad occhi aperti, un’invenzione derivata dai miei complessi e frustrazioni. 

Ho passato anni a disegnare mappe di tale luogo, con tutte le sue città, terre, valli, genti e deliziosi paesaggi. Ho avuto innumerevoli conversazioni con i suoi abitanti ed, in vero, io stesso mi sono sempre segretamente considerato un suo abitante. 

E’ il sito in qui ho vissuto più a lungo. Tuttavia, non sono mai riuscito ad accettarlo come qualcosa di spirituale o sciamanico. Nonostante la sua presenza fosse ricorrente ed estremamente piacevole, la ritenevo scomoda e imbarazzante, qualcosa di cui dovevo sbarazzarmi. Volevo ricevere una visione vera, così come quelle che mi avevano narrato alcuni sciamani e leader spirituali. Ogni volta che mi mettevo alla ricerca di tale visione, ecco che m’arrivava questo mondo di fantasia. Non potevo prenderlo sul serio. Cercavo qualcos’altro. 

Come potevo accettare che ciò che avevo ricercato così a lungo era in vero sempre stato disponibile per me? Ebbene, ora decisamente posso farlo. Proprio non ho altra scelta. Vedo gli stessi edifici, paesaggi e luoghi che hanno popolato le mie fantasie. Sono proprio lì e questa volta essi sono riconosciuti come una visione sciamanica. Sono giunte come conseguenza di un accordo con la Guida. 

Mi rivolgo alla Guida per avere una conferma della mia percezione. Osservandola bene mi rendo conto, e questo è quasi troppo, che egli appartiene a quello stesso ambiente. E’ un personaggio che conoscevo sin da quando ero piccolo. E’ meraviglioso. Ogni cosa inizia ad avere senso.

Con la Guida atterro a Interspace Hartem Port: la principale stazione interdimensionale di Hartem, la metropoli più grande di Handor. Da quel punto seguiamo un accesso prioritario che ci conduce direttamente agli Handorian Interspace Major Headquarters. Vi arriviamo a bordo di uno speciale veicolo dell’Hartem Transport System. Poco dopo, mi ritrovo a camminare lungo un ampio corridoio. Ogni cosa mi è molto famigliare. 

Nel frattempo diverse persone iniziano a raggrupparsi. La mia visita sembra essere qualcosa di insolito e totalmente imprevisto. La gente mi osserva meravigliata. Pare che io sia molto popolare. Attorno a me noto espressioni di gioia, commozione, sorpresa. E’ come se dicessero: “Come ha fatto ad arrivare fino a qui? Com’è possibile? Che evento incredibile!”. Io continuo a camminare lungo il corridoio e di tanto in tanto incrocio lo sguardo di volti a me noti. Essi mi salutano silenziosamente con tanto rispetto, amore e cura. Sono scene di indicibile bellezza. Non sono in grado di descriverle. E’ troppo. Mi avvedo che per motivi tecnici non posso trattenermi a lungo. Almeno questo è quello che la Guida sembra farmi capire. 

Accelero il passo. So che voglio incontrare l’Interspace Principal Commander, colui che è responsabile delle relazioni con altri mondi. Egli può darmi le risposte che cerco. Raggiungo il suo ufficio ed entro. Non appena lo vedo, non uso alcuna formalità di protocollo e nemmeno dico qualcosa del tipo. “Salve” o “Piacere di incontrarla. Come sta?”. 

Non provo alcun senso di soggezione e ciò mi sorprende. Semplicemente osservo me stesso chiedere: “Qual è la mia missione originaria?”. 

Il Principal esibisce un sorriso beato e allo stesso tempo professionale. Dopo una breve pausa, estrae un raccoglitore di documenti da un cassetto. Lo apre e mi mostra un foglio con un’immagine. Si tratta di qualcosa che dapprima mi sconcerta poiché sembra la pubblicità di un gelato cornetto. 

E’ la figura di un cono marrone con l’apice rivolto verso il basso e un semicerchio dorato in cima. La parte superiore è piena di luce e dotata di raggi che si estendono in molte direzioni, rendendo l’oggetto simile ad una torcia luminosa. Chiedo qual è il significato di tutto ciò. 

“Pianta il seme come un seme vivente. Questo cono ha a che fare col piantare il seme. Tu lo pianti ed esso poi cresce fino a quando la sua luce è visibile. Tu sei un seme, sei un faro”.[1] 

Sebbene le parole del Principal non hanno senso per la mia mente ordinaria, il suo tono è molto conosciuto. Osservando il cono, mi rendo conto che è anch’esso molto familiare. Dopo pochi istanti mi giunge la comprensione intuitiva dell’intera faccenda. A questo punto domando, onde ricevere una conferma delle mie sensazioni: “Come posso procedere in questo lavoro?” 

Il Principal risponde: “Mantieni un contatto costante con noi. Giornalmente. Vai e realizza senza alcun timore e mantieni la connessione. Ti connetti quotidianamente, poi ogni ora ed in seguito ogni minuto ed infine perennemente. Dapprima riceviamo le tue informazioni, poi ti inviamo le nostre. Pianta il tuo seme. Dovunque vai, piantalo e dimentica ogni disputa di carattere locale”. 

Domando: “Puoi darmi qualcosa in grado di rinforzare la nostra connessione?” Prima ancora che io sia in grado di concludere la domanda, il Principal dichiara: “Ora riceverai il Seme del Sacro Cono”. Mi consegna un piccolo cono luminoso e poi inizia a rivelarmi una lunga serie di informazioni sul suo funzionamento. In particolare sottolinea che lo scopo del cono è il rilascio e perdono: 

“Quello che rilasci” dice il Principal “è materiale di cui abbisogniamo. La tua Funzione è di inviarlo. Invia i rancori della Terra e crea le condizioni affinché chiunque possa fare questo. Abbiamo bisogno di questo materiale ed in cambio possiamo dare alla Terra materiale di cui necessita, ovvero benedizioni, pace e amore. Procedi con il tuo lavoro! Non c'è altro da spiegare o definire riguardo ciò, per ora. Le spiegazioni di quanto detto vanno ben oltre le attuali capacità di comprensione umana. Per farla breve e semplice, abbiamo bisogno di materiale di rancore per fertilizzare qualcosa qui. Invia il materiale grezzo. La Terra ne possiede molto, e noi ne siamo privi. La Terra è uno dei principali luoghi di produzione....” 

[Il Principal aggiunge informazioni tecniche che ometto qui], “Grazie alla tua costante ricerca e al tuo continuo domandare, il contenuto della tua missione originaria ti è ora disponibile per essere sviluppato. Organizzati ed inizia le tue operazioni! Fa parte del gioco che hai scelto di giocare. Il tempo è maturo!” Guardo il Principal come se mi stessi risvegliando da un lungo sogno. 

C’è qualcos’altro che ho bisogno di sapere prima di partire per quest’impresa. Una parte di me non è convinta. A questo punto il Principal mi mostra la copia di un contratto in cui è ben visibile la mia firma. 

“Sei stato uno dei principali sostenitori di questo Gioco e uno dei primi volontari a partire. Ora sei lì e adesso lo sai. Quindi seguita con il Gioco. Ed invia materiale di rancore costantemente! Ecco ciò che noi intendiamo quando diciamo di venire qui ogni giorno. Si tratta di rilasciare e fin tanto che ti trovi lì questa è la tua unica Funzione. Ti amiamo e benediciamo”. 

Dopo aver inserito il Sacro Cono nella mia fronte, il Principal chiama il suo personale. Ognuno esprime tanta gratitudine verso di me. Dicono cose bellissime sul mio ruolo. Ogni cosa è chiara. Piango dalla gioia e inizio a cantare insieme a loro. Continuo a cantare durante il mio viaggio di ritorno e in vari momenti della giornata. Seguito a ricevere ulteriori informazioni sul cono nei giorni successivi. Ascolto e vedo cose talmente belle che non riesco a descrivere. Mi sento così benedetto e pieno della visione che finalmente ha spianato la mia vita.



[1] Nella versione originale del viaggio, interamente in lingua inglese, il termine usato per faro è lighthouse che significa letteralmente “casa di luce”.  Presso i Bambara del Mali, Faro è il dio Consigliere, signore della Parola. raffigurato da una spirale al centro dei punti cardinali.

Estratto da: Franco Santoro, Manuale di Formazione Astrosciamanica, 1996.

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domenica 2 settembre 2012

Guarigione del giudizio

Giudizio universale (particolare), Michelangelo

Una tipica caratteristica della mente separata consiste nel creare problemi, elaborare giudizi e critiche, lamentarsi sia di se stessi che degli altri. 

Un’utile pratica di guarigione a tale proposito è astenersi dal giudicare.

Trascorri una giornata intera astenendoti dall’esprimere e dal pensare giudizi, critiche o lamentele nei confronti delle persone o delle situazioni che incontri. 

Concediti la possibilità di passare questo giorno nell’accettazione totale di ogni cosa o persona con cui hai a che fare, sia nei tuoi pensieri che nella realtà concreta. 

Non importa se fai questo con convinzione o fingendo. Comportati come un attore. Gioca con questa tecnica. Puoi continuare a praticarla per 21 giorni, un giorno sì e uno no oppure anche quotidianamente. 

Non occorre che tu adotti l’astensione dal giudizio in ogni momento. Si tratta di una tecnica o strategia. Basta solo la volontà di provare a fare qualcosa di diverso per un po’ di tempo. 

Se fino ad ora hai dedicato buona parte delle tue energie alla ricerca di responsabilità e colpe negli altri, senza concludere nulla di buono, cosa hai da perdere? Al massimo perderai il malumore e il rancore che ne è sempre derivato. 

Osserva quello che ti succede quando cessi di sprecare energia alla ricerca di errori o difetti negli altri. Concentrati invece su ciò che vedi di buono e bello, sia all’esterno che dentro di te. 

Ricordati che ciò che vedi negli altri è quello che scegli di vedere. La consapevolezza del tuo ego riguardo gli errori di altri ego non è un tipo di pratica consigliata nel lavoro spirituale. Per l’ego è perfettamente lecito mettere in evidenza gli errori. Gli errori appartengono all’ego e la loro correzione procede mediante il rilascio dell’ego. 

“Quando un fratello si comporta in modo folle, puoi guarirlo solo percependo in lui la sanità mentale. Se percepisci in lui i suoi errori e li accetti, stai accettando I tuoi. Se vuoi dare i tuoi errori allo Spirito Santo, devi fare lo stesso con i suoi. A meno che questo non diventi l’unico modo con cui tratti tutti gli errori, non potrai capire come tutti gli errori vengono disfatti." (Un corso in miracoli, Testo, pp. 186)

Quando iniziai ad usare la pratica di astensione dal giudizio, mi resi ben presto conto di non sapere più di che cosa parlare con la gente. Mi accorsi che la maggioranza assoluta delle mie conversazioni erano basate sul giudizio o la lamentela verso qualcosa o qualcuno. Poteva trattarsi del governo, la chiesa, i vicini, il lavoro, la salute, gli amici, me stesso, ecc. 

L’astensione dal giudizio equivaleva quindi a rimanere in silenzio. Mi sorprendeva notare questo sia in me stesso che negli altri. Era pure stupefacente scoprire quanto benefici erano gli effetti dell’astensione. 

Quando smetto di criticare e giudicare gli altri, accettandoli per quello che sono, senza cercare di volerli diversi a tutti i costi, comincio allo stesso tempo ad accettare me stesso. 

Spesso le critiche più severe, non riuscendo a trovare espressione in maniera diretta, si travestono attraverso battute ironiche ed osservazioni scherzose. E’ un modo per evitare l’imbarazzo di una comunicazione diretta. Tale modalità, sebbene non aggressiva od offensiva, non fa alcuna differenza ad un livello inconscio e sottile. L’inconscio non sa riconoscere l’ironia e non possiede alcun senso dell’umorismo. L’inconscio inoltre non conosce il senso di separazione e non sa distinguere i pronomi personali, per cui quando critico o giudico qualcuno, esso si limita a riconoscere che sto impiegando parole poco piacevoli e le considera come rivolte sia agli altri che a me. 

Per rendere più completa la pratica di astinenza dal giudizio, rinuncia anche a lasciarti coinvolgere in tutte quelle situazioni che favoriscono la lamentela. Evita di partecipare, anche solo passivamente, a discussioni o pettegolezzi fondati sulle critiche. 

Può essere utile, a questo proposito, astenersi, almeno per un giorno, dal guardare la televisione, ascoltare la radio o leggere il giornale. Questi mezzi sono generalmente usati per diffondere cattive notizie e per fare proliferare lamentele e malcontento. La maggior parte dei notiziari e delle cronache sono colmi di informazioni su processi, delitti, incidenti, problemi, sciagure. Ciò contribuisce ampiamente a riciclare forme pensiero negative, e a rafforzare l’idea che occorre ricercare dei colpevoli per ciò che esiste di male nel mondo.

Un altro esercizio è quello del registro delle lamentele. Come negli alberghi di alta categoria, può essere utile predisporre un’apposita cassetta o registro onde riportare le tue lamentele. Nell’albergo in cui lavoravo esisteva proprio un registro di questo genere. Si trattava di una formalità ormai da qualche tempo in disuso, tanto che il registro era rintanato tra le carte degli scaffali e la maggior parte dei colleghi nemmeno sapeva della sua esistenza. Tuttavia le lamentele da parte dei clienti erano abbastanza frequenti e rendevano spesso il clima irrequieto. In una di tali occasioni, così per scherzare, decisi di riesumare il vecchio registro. Dopo averlo spolverato, lo riposi in bell’evidenza sul banco. Il suo effetto fu sconcertante e immediato. Era come un magnete in grado di attirare su di sé ogni rancore. 

Non era essenziale che il cliente riportasse le sue ragioni sul registro. La sua sola presenza sul banco era sufficiente ad inibire le lamentele. In questo modo si lasciava spazio solo ad un’esposizione civile dei problemi che trovavano poi rapide ed efficaci soluzioni. 

Per alcuni mesi provai ad introdurre questa pratica nella mia stessa vita. Quando ero insoddisfatto o preoccupato o provavo ansia per qualcosa, documentavo le mie ragioni su un apposito registro. Fatto questo, cercavo, talvolta con molta fatica, di lasciar perdere il problema nella convinzione che una fantomatica autorità avrebbe preso i provvedimenti opportuni. 

L’opportunità di questa evenienza si verificava alla fine di ogni ciclo lunare, allorché decidevo di rivedere quanto avevo riportato nel registro. In quelle occasioni mi resi conto che la maggior parte dei problemi che, nel momento stesso in cui si manifestavano, parevano questioni di importanza vitale, si rivelavano essere invece inezie di poco conto oppure si risolvevano spontaneamente nel corso di pochi giorni.

"Scelgo di vedere l’assenza di peccato di mio fratello. Il perdono è una scelta. Non vedo mai mio fratello così come è, perché questo va ben oltre la percezione. Ciò che vedo in lui è semplicemente quello che io desidero vedere, perché rappresenta quella che io voglio sia la verità. E’ soltanto a questo che reagisco, per quanto invece io possa sembrare spinto da eventi esterni. Scelgo di vedere ciò che voglio vedere, e questo vedo, e soltanto questo. L’assenza di peccato di mio fratello mi mostra che voglio vedere la mia. E la vedrò, avendo scelto di vedere mio fratello nella sua santa luce  (Un corso in miracoli, L472).


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sabato 25 agosto 2012

Lavoro e pratica spirituale (di Franco Santoro)

L’attitudine verso il lavoro, la professione o il modo in cui prestiamo servizio in una data comunità o ambiente, ha un impatto decisivo lungo il sentiero di trasformazione e conoscenza. 

Il lavoro si esprime nel  suo massimo potenziale quando, oltre a svolgere una funzione pratica, diventa una forma di pratica olistica e spirituale. 

In questo caso lo scopo primario del lavoro non è la remunerazione attraverso un salario, ma il senso di aver fatto qualcosa di buono, di produrre effetti tangibili a beneficio dell’ambiente ad ogni livello, e di espandere la nostra coscienza. 

Il lavoro è uno dei modi più pratici con cui possiamo creare un ponte tra realtà ordinaria e non ordinaria. 

“Se riesci a trasformare il tuo lavoro in una meditazione, questa è la cosa migliore. In questo modo la meditazione non sarà mai in conflitto con la tua vita. Qualunque cosa tu faccia può diventare una meditazione. La meditazione non è qualcosa di separato: essa è parte della vita. E' come respirare, quando respiri stai meditando. Si tratta solo di spostare l'enfasi, non occorre fare altro. Ciò che fino ad ora hai fatto sbadatamente, lo fai con attenzione. Le cose che hai fatto per convenienza o per dei risultati, come il denaro, sono OK, ma puoi far sì che diventino un fenomeno superiore. I soldi sono OK, e se il tuo lavoro ti rende denaro, va bene. C'è bisogno di soldi, ma i soldi non sono tutto. Se dal lavoro puoi ottenere qualcosa in più, perché rinunciarci? Del resto non ti costa niente. Che tu lo voglia o meno, bisogna lavorare. Se lo fai con amore, potrai guadagnare molto di più”. (Osho, Il libro arancione: tecniche di meditazione, Ed. Mediterranee, p. 47)


Spesso il lavoro è purtroppo la causa dei rancori più diffusi tra gli esseri umani.

Ogni volta che ti senti di malumore o non hai voglia di andare al lavoro, prima di iniziare a rovesciare su di te e chi ti circonda una valanga di rancori di lamentela, critica e insoddisfazione, fermati un attimo. 

Per cinque minuti, respira profondamente. Senti che attraverso l’espirazione stai liberandoti dei tuoi rancori. Non concentrarti sui rancori che espelli, non farci caso, guarda invece che cosa arriva nello spazio vuoto lasciato dai rancori. 

Apriti alla luce che arriva e continua a lasciare andare i rancori, senza prenderti cura delle loro forme. Che importa se sono brutti e malformi. A che pro criticarli, se hai deciso di lasciarli andare. Lascia andare i tuoi pensieri su quello che fai e limitati semplicemente a respirare. 

Se rilasci i rancori con l’espirazione, e fai giungere la luce con l’inspirazione, dopo cinque minuti, la situazione sarà cambiata radicalmente. 

Estratto da: Franco Santoro, Manuale di Formazione Astrosciamanica, 1996.

© Franco Santoro, Cluny Hill College, Forres IV36 2RD, UK, info@astroshamanism.org (traduzione dall'inglese all'italiano di Anna Luna) 






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mercoledì 1 agosto 2012

Luna Piena in Acquario - 2 agosto 2012


La Luna Piena in Acquario (Sole in Leone, Luna in Acquario) ha luogo il 2 agosto 2012 alle 4:39 ora italiana, a 10° 15' dell'Acquario, e coincide quest'anno con la festa di Lammas, o Lughnasadh (clicca qui per maggiori dettagli).

Sia la Luna Piena in Acquario, sia Lammasesemplificano la coesistenza del picco di luce, calore e vita, con il picco di buio, freddo e morte. Ciò annuncia e celebra cambiamenti radicali, così come sono premessi dalle implicazioni di scadenze mitiche, per esempio il 21 dicembre 2012.

Quando la vita raggiunge il suo picco di luce da una parte, la morte e il picco di buio si esaltano dall'altra. Le due polarità fanno parte del tutto. Non possono esistere separate e saremo sempre divisi fin quando non riusciremo a esperirle simultaneamente.

Per molto tempo i conflitti tra polarità sono stati la causa principale di afflizioni e umiliazioni sul nostro pianeta. Mentre procediamo lungo un sentiero di risveglio spirituale, è vitale riconoscere le ferite prodotte dalla separazione, promuovendo strenuamente strade per guarirle e recuperare quindi la magnificenza della nostra unità originale. 

A questo riguardo sviluppi considerevoli sembrano aver luogo nel mondo contemporaneo, rivelando il potenziale per un cambiamento di coscienza e un notevole processo di rilascio e accelerazione, o riattivazione della nostra identità multidimensionale. 

Ogni essere umano, cosciente o inconsapevole, è una parte inerente della rete della vita. Questo significa che, insieme alla sua personalità separata, o ego, lui-lei sperimenta l’interazione con la natura multidimensionale, che è il suo vero sé. 

Quando due o più individui si riuniscono con l’intento di dare spazio creativo alla loro vera natura multdimensionale, amplificano l’accesso alla rete della vita e all’unità della coscienza umana. Queste reti creano le condizioni per produrre sviluppi immani nel processo di guarigione planetaria.

Nel contesto della Luna Piena in Acquario (binario 5.11) la condizione di base comprende: la totale conoscenza dei problemi, il permesso a ogni parte di esprimersi totalmente e lo spazio per esporre i rancori senza accelerare la risoluzione dei problemi stessi. Questo implica che la trasparenza e la disponibilità all’ascolto sono i primi passi verso la guarigione, insieme alla capacità di trasferire la propria storia personale nella storia collettiva, cioè pensare in termini di collettivo invece che di personale, e identificandosi con la comunità globale.

Lammas - 1 agosto


Lughnasadh Lammas è uno degli otto cosiddetti festival celtici, tradizionalmente associato con il primo di agosto, che quest'anno coincide con la Luna Piena in Acquario (clicca qui per informazioni). 

Nacque come una festa per celebrare la divinità irlandese della luce, Lugh, e in seguito incorporò tutte le principali divinità del raccolto. L’evento onora l’inizio della stagione della mietitura con raduni comunitari e mercati. È il culmine del calore e della luminosità, dell’esuberanza e della performance. È anche la festa funeraria del dio della luce, che implica pure il riconoscimento del freddo e dell’oscurità, l’altra polarità del ciclo. Questo aspetto è celebrato dalla canzone folk "John Barleycorn Must Die".

Quando la vita sembra essere al massimo da un lato, la morte prospera dall’altro. Perciò a Lughnasadh, come in tutte le vere celebrazioni olistiche, sono comprese tutte le polarità, e tutti e tutto, sacro e profano, trovano il loro spazio di santità nella ruota dell’esistenza.

mercoledì 18 luglio 2012

La Forza - Leone: Un Viaggio Astrosciamanico nei Tarocchi (di Franco Santoro)

Gli articoli di questa serie sono semplicemente una panoramica introduttiva sull’argomento. Per l'articolo introduttivo a questa serie, clicca quiPer l'edizione originale in inglese clicca qui.  

Dopo l’Imperatore, il Papa, gli Amanti e il Carro questo viaggio introduttivo attraverso gli Arcani Maggiori raggiunge la Forza, che secondo il sistema esoterico del Golden Dawn, è associata al segno del Leone.

Nei Tarocchi di Rider Waite la carta della Forza mostra una donna bionda, con il simbolo dell’infinito sospeso sulla testa, nell’atto di ammansire un leone chiudendo gentilmente, quasi giocosamente, ma con fermezza, le sue fauci. Usa anche una catena di fiori come un giogo per condurre il leone, che si aggiunge alla leggerezza e al potere complessivi della carta, suggerendo le parole di Gesù in Matteo 11:28-30 “Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero”

Questa carta è una via d’accesso alla natura esoterica della Forza. Molti esseri umani sembrano gravarsi di futili espressioni di potenza. Fanno affidamento sulla loro forza, preoccupandosi del volume dei loro muscoli, di ricchezza e prestigio, e competono strenuamente per conquistare potere e sicurezza. Così vivono sull’orlo della tomba, lottando per ignorare la loro inalterabile data di scadenza, che inevitabilmente spazzerà via tutti i loro simboli di forza. Ed è questa sottile consapevolezza di temporaneità che causa tutte le incessanti tensioni e ansietà che caratterizzano la nostra realtà. “Se hai fiducia nella tua forza, hai tutte le ragioni per essere apprensivo, ansioso ed impaurito. Cosa puoi predire o controllare? Cosa c’è in te su cui si possa contare? (UCIM  L47.1). In un batter d’occhio tutte le nostre risorse e comodità possono disintegrarsi. “In un momento tutto può cambiare” canta Hilary Duff in Fly.

La Forza descritta da questa carta è la vera chiamata del Vangelo, l’invito a non faticare invano e a ricevere il regalo di Cristo di amorevole pace e riposo che è disponibile ogni qualvolta scegliamo di lasciar andare la lotta per la forza personale. “Mia forza e mio canto è il Signore, Egli mi ha salvato” (Esodo 15;2). Ciò che sta alla base di questa scelta è l’accesso al mistero della Forza, una forza che scaturisce da una vera resa alla volontà di Dio e dalla capacità di accettarla come la propria unica fonte di rifugio. “Vengono meno la mia carne e il mio cuore, ma la roccia del mio cuore è Dio, è Dio la mia sorte per sempre.” (Salmi 73:26). Tuttavia ciò non è perseguibile attraverso la mente razionale, e vi si può accedere soltanto se siamo disposti ad affrontare le nostre paure e desideri inconsci. La vera forza non è il risultato della repressione e del rifiuto, né è basata sul controllo di ciò che minaccia la sicurezza individuale, o delle idee collettive e credenze spirituali. L’ammissione al mistero è concessa quando lasciamo andare la forza arbitraria di questo mondo separato, e decidiamo di affrontare la forza sconosciuta della nostra natura multidimensionale.

Il Leone rappresenta tutte le energie, emozioni e sensazioni che sono state espulse dalla nostra Configurazione Umana Arbitraria (CUA) per produrre l’ego separato, con il quale molti esseri umani si identificano. Il primo passo per andare oltre questa falsa identità implica la decisione “di prendere il giogo di Dio” e rivolgersi alla propria autentica fonte di Forza. Questo equivale a connettersi con lo Spirito Guida o, come nel primo stadio del Rituale di Base del Sacro Cono, allinearsi col proprio Intento collegato alla Funzione. La risoluzione che “Dio è la forza in cui confido” (UCIM, L47) è il primo passo, che permette ad un secondo e più fondamentale passo di emergere.

Con quest’ultimo passo, come nel secondo stadio del Rituale di Base, l’identità dell’ego si sbriciola come un vaso di Pandora e tutte le precedenti energie represse sono rilasciate. Ciò distrugge ogni vano attaccamento alla configurazione umana arbitraria, mentre fornisce anche la forza necessaria che permette di andare oltre e svela lo scopo del nostro intento originale, che emerge nel terzo stadio. Situazioni di paura e ansia si rivelano per essere abbandonate una ad una, lasciate scivolare via, per raggiungere il nostro luogo di vera forza.

Riconoscerai di averlo raggiunto se sentirai un senso di pace profonda, anche se brevemente. Lascia andare tutte le cose triviali che si agitano e ribollono sulla superficie della tua mente, e raggiungi il Regno dei Cieli, al di sotto di esse. C’è un posto in te dove c’è pace perfetta. C’è un posto in te dove nulla è impossibile. C’è un posto in te dove dimora la forza di Dio.” (UCIM L47.7:2-6).

Nello stadio finale la separazione è rilasciata, svelando la nostra natura di esseri santi multidimensionali e lasciando il nostro precedente sé come un canale pulito attraverso il quale la forza di Dio può rimpiazzare tutte le assurdità che c’erano prima. 

“Dio è davvero la tua forza, e ciò che Egli dà è dato veramente. Questo significa che lo puoi ricevere ovunque tu sia ed in qualsiasi momento, in qualsiasi luogo e circostanza in cui ti trovi. Il tuo passaggio attraverso il tempo e lo spazio non è casuale. Non puoi che essere nel posto giusto e al momento giusto. Tale è la forza di Dio. Tali sono i Suoi doni.” (UCIM L42.2:5)

Il terzo passo è il risultato della gioiosa implementazione dei due precedenti stadi, esemplificata dalla pacifica e gentile interazione tra la donna e il leone. Qui la Forza non è basata sulla capacità di sopportare sacrifici e sofferenze. Non è un tiro alla fune tra il sé inferiore e superiore, bene e male, purezza e peccato. Non è una crocifissione, un martirio o altri crudeli indicatori della desolata follia indotta dalla Configurazione Umana Arbitraria (CUA). La Forza è un processo pacifico e gentile, e non potrà mai essere conseguito, a meno che non abbraccio lo spirito innocente dell’infanzia senza preconcetti. Lasciare andare l’ostinata ipocrisia e aprirsi gioiosamente al prodigio di Dio sono le porte del mistero della vera forza. 

Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te. Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare.” (Matteo 11:25-30)

A questo punto propongo alla tua consapevolezza alcune domande.

Come ti senti quando leggi di cose nascoste ai sapienti e agli intelligenti e rivelate soltanto ai bambini? Vedi immediatamente te stesso come uno di quegli intelligenti e razionali? O ti vedi invece come uno di quei bimbi cui le cose nascoste sono state rivelate? O forse vedi te stesso come entrambi, dimenticando o rinunciando alla conoscenza interiore del tuo cuore, abbracciando le idee di altri e mendicando una guida, e poi, di tanto in tanto, ricordando la tua vera fonte di sapienza ed aprendoti alla tua Forza? Quali cose ti sono state rivelate fin da quando eri bambino, e ogni volta che hai permesso a te stesso di essere un bambino? Dove dimora la tua vera Forza? Che cosa hai da dire in proposito? E che cosa ha da dire la tua Forza?

Il Leone tradizionalmente risplende come il più importante emblema di potere regale e oro alchemico. Rappresenta le qualità del Sole, che non è il falso sole che viene e va, cambiando drasticamente i suoi effetti sugli esseri umani in base ai mutamenti stagionali o giornalieri. È il Cristo, il radiante potere di Dio e la Luce del Mondo. Il vero Sole concede generosi doni in ogni momento. Appartiene a un mondo di cui la nostra arbitrarietà umana è semplicemente la più pallida e povera imitazione, preceduta da molti altri regni. Questi domini, sebbene ancora separati, sono molto più reali del nostro mondo finto. I loro doni sono accessibili solo a coloro che hanno occhi per vedere oltre il mondo delle ombre dell’esperienza umana ordinaria. E tuttavia questi regni esistono anche all’interno della stessa configurazione umana arbitraria. Sebbene questa configurazione sia basata sulla separazione è tuttavia il sottoprodotto di altre realtà e non può esistere senza di esse, proprio come le ombre devono la loro sopravvivenza agli oggetti che si trovano tra la loro superficie e la fonte di luce.

Quella che percepiamo come realtà è semplicemente una copia indistinta di altri mondi pronti ad emergere se lasciamo andare il nostro attaccamento vittimistico alla realtà consensuale. L’integrità del ricercatore spirituale è basata sull’ottenimento di un incontro diretto con Dio, per trovare la verità, non importa dove o cosa sia, e nonostante tutte le paure e i pregiudizi collettivi riguardanti tale verità. Qui la Forza non è la capacità di avere successo nel mondo competitivo e provare la propria superiorità sugli altri. È il potere di abbracciare pienamente il nostro spirito avventuroso ed impegnarci gioiosamente con Dio come bambini innocenti e giocosi. “Perché ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini.” (1 Cor 1:25).

È durante i loro giochi che i quattro bambini in Le Cronache di Narnia escono dalla realtà ordinaria e raggiungono un mondo dove alla fine incontrano Aslan, il Gran Leone. E man mano che le loro avventure si espandono scoprono altri mondi dentro i mondi. “Quanto più lontano vai, tanto più grande diventa ogni cosa. L’interno è grande come l’esterno” spiega il Signor Tumnus (il fauno) a Lucy Pevensie (la più piccola dei quattro bambini) nel settimo ed ultimo libro di Narnia, L’Ultima Battaglia. Lucy comincia a vedere sempre più chiaramente. Si rende conto che il giardino non è un giardino ma un intero nuovo mondo, con fiumi e foreste, montagne e cascate. E tuttavia non è affatto strano, perché lei lo conosceva già. 

“Vedo”, dice “questa è ancora Narnia, e più reale e più bella della Narnia laggiù, proprio come era più reale e più bella della Narnia fuori della porta della Stalla. Vedo… un mondo dentro un mondo, Narnia dentro Narnia.” “sì” dice il Signor Tumnus, “come una cipolla, tranne che se continui ad andare sempre più verso l’interno, ogni cerchio è più grande dell’ultimo.” E Lucy commenta “anche nel nostro mondo una volta una Stalla aveva qualcosa dentro più grande di tutto il nostro mondo.” “In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come bambini, non entrerete nel regno dei cieli.” (Matteo 18:3)

Nei Tarocchi di Rider Waite la Forza è l’ottava carta degli Arcani Maggiori. È una collocazione controversa poiché in mazzi più recenti la stessa posizione è occupata dalla Giustizia, mentre la Forza è il numero 11. Arthur Waite e altri autori influenzati dall’Ordine della Golden Dawn  hanno scambiato le due carte, mettendo la Forza subito dopo il Carro. Questa posizione enfatizza la polarità tra Cancro (Carro) e Leone (Forza), Luna e Sole, ma in un modo in cui i loro attributi convenzionali sembrano invertiti e Cancro sta per yoga, controllo, razionalità, attacco e il maschile, mentre il Leone rappresenta tantra, rilascio, emozionalità, resa e il femminile. Anche il numero 7 appartiene al maschile magico, mentre l’8 appartiene al femminile

“Una teoria esoterica considera l’energia sessuale come una manifestazione dei principi energetici alla base di tutto l’universo, maschile e femminile, essendo simili ai poli positivi e negativi dell’elettromagnetismo. Dalla manipolazione di quest’energia bipolare, deriva un potere “magico”. Gli occultisti considerano questi principi una scienza, né più e né meno misteriosa della moderna manipolazione scientifica dell’energia atomica.” (Rachel Pollack, 78 Degrees of Wisdom, p. 68)

Nei Tarocchi dei Santi di Robert Place, la Forza è associata a San Girolamo dottore della Chiesa tradizionale nel quarto secolo, raffigurato con un leone (vedi immagine) a causa di una leggenda descritta in Beast and Saints di Helen Waddell. Una sera San Girolamo sedeva nel monastero con altri monaci quando arrivò un grande leone che zoppicava su tre zampe e teneva la quarta sollevata da terra. Mentre tutti gli altri monaci si fecero prendere dal panico, Girolamo uscì per andare incontro al leone, salutandolo come un ospite. Il Leone tese a Girolamo la zampa ferita. Il santo vide che era stata trafitta da spine, e gliele tolse. Il leone guarì e divenne un animale pacifico e domestico, andava e veniva dal convento e offriva ai monaci i suoi servigi.

Nel mazzo di Alesteir Crowley la Forza è ricollocata all’undicesimo posto, ma è rinominata Lussuria. Qui l’enfasi è sul rilascio e la direzione dell’energia legata alle nostre emozioni più forti, incarnata esotericamente dai misteri della sensualità sacra.

La Forza si trova a un incrocio decisivo sul sentiero dell’iniziazione, e annuncia l’emergere di un nuovo scenario. Ciò significa rilasciare il nostro comportamento controllato e intraprendere il sentiero della passione, attingendo al potere dei nostri desideri più profondi, senza tuttavia cedere ad essi. È lasciare andare il ruolo sostenuto in storie messe in scena da altri ed entrare nella nostra autentica storia, cavalcando infine il Leone.


© Franco Santoro, Findhorn Foundation Cluny Hill, Forres IV36 2RDUKinfo@astroshamanism.org 
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