lunedì 5 agosto 2013

Astroshamanic Healing - La forza del vuoto (di Franco Santoro)

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Una delle esperienze tipiche della guarigione astrosciamanica riguarda la consapevolezza degli spazi che solitamente sono percepiti come vuoti, ossia le aree invisibili prive di apparente contenuto o significato. La percezione ordinaria del vuoto è frutto della credenza nella separazione. Il nulla è uno degli elementi base del lavoro. Allo stesso tempo per comprendere il vuoto, e tutto quello che è invisibile agli occhi umani ordinari, occorre riconoscere ciò che è normalmente pieno o visibile. 

Prima di procedere verso dimensioni sconosciute è essenziale prendere atto di ciò che appare consueto. Dapprima onoro la percezione ordinaria, per poi aprirmi a fenomeni meno noti, quali il vuoto. Il vuoto, ben lungi dall’essere un’astrazione, è l’elemento centrale della materia. La percezione ordinaria delle entità fisiche è un fatto interamente illusorio. La cosa sorprendente riguardo al corpo umano è che esso non esiste, nemmeno per un singolo istante, nel modo in cui appare alla percezione visiva consueta. In vero, non c’è proprio nulla di solido o denso nel corpo. Esso è un’aggregazione di energia viaggiante ad una velocità tale che la mente ordinaria è incapace di riconoscere. Questo dona la percezione illusoria che il corpo è una forma statica. 

La scienza ufficiale conviene che il 99 per cento del corpo fisico è composto di spazi vuoti. Li percepisco pieni come conseguenza dell’allineamento alla frequenza su cui si fonda il mio sistema di credenza. La specificità della guarigione astrosciamanica è che, ben lungi dal negarla, essa privilegia e si avvale direttamente della percezione ordinaria del corpo.

Il fine è di usare il corpo come uno strumento operativo atto a risvegliare la consapevolezza di ciò che è ordinariamente percepito vuoto. Uno dei termini che impiego per definire il vuoto è Bhi Jinah. Si tratta di un riferimento strategico per identificare gli spazi vuoti esistenti tra le forme separate, percepibili alla visione umana ordinaria. Sono entità che occupano spazi definiti con termini quali nullavuoto o niente. Uno dei loro scopi consiste nell’attirare l’attenzione verso la pienezza di tale nullità, e nel rendere gli esseri umani coscienti della connessione e dell’unità che esiste tra ogni cosa. 

I Bhi Jinah rappresentano una sorta di colla spirituale intesa a unire pezzi frammentati. Sono gli elementi di collegamento della rete vitale, il ritorno all’oceano primordiale che tiene insieme tutto ciò che esiste. Se mi guardo attorno, osservo che la maggior parte degli spazi che occupano il mio campo visivo sembrano vuoti e non occupati da forme fisicamente percepibili. In verità, da una prospettiva sia spirituale che scientifica, nulla è realmente vuoto o privo di significato. La mente convenzionale accetta di vedere solo ciò che supporta la sua concezione del mondo, e rifiuta di riconoscere quello che non rientra in tale idea. Questo è il motivo per cui i Bhi Jinah non sono chiaramente visibili. La loro percezione frantumerebbe l’intera fondazione di separazione su cui si basano le credenze umane.

Per stimolare gli stati di coscienza che consentono di accedere all’esperienza dell’unità gli sciamani si avvalgono di vari strumenti: tamburi, sonagli, sistri, campane, ecc. Tra tutte queste mercanzie il corpo fisico dello sciamano stesso gioca il ruolo principale. E’ simile al tamburo sciamanico. In questo caso si tratta di un tamburo suonato da qualcosa di invisibile, con cui lo sciamano stabilisce una relazione cosciente. Poiché il riconoscimento di chi suona quel tamburo è raro, ecco che la maggior parte degli individui si trova ad essere suonata e battuta, senza sapere esattamente quello che sta accadendo. In alcuni momenti il colpo è gradevole, in altri meno. L’obiettivo consiste nel riconoscere chi mi sta suonando. Siccome m’identifico solo con il corpo, non dispongo di tale consapevolezza. Il corpo è un indumento soggetto a diversi impieghi. Può essere usato da vari individui, piegato in un cassetto, inserito in lavatrice o appeso ad asciugare. Secondo gli impieghi le percezioni del corpo variano enormemente. La malattia nasce principalmente dalla paura che deriva allorché non sono cosciente di cosa sta avvenendo, di chi mi sta usando o di dove sono veramente.

Secondo la visione astrosciamanica la realtà fisica, così com’è percepita ordinariamente, è il risultato di qualcosa che esiste altrove. E’ come uno schermo ove si riflettono le immagini provenienti dal proiettore. Se intendo operare dei cambiamenti nella pellicola non serve a nulla agire sullo schermo. Seppure lo schermo sembri essere il film, l’effettivo materiale riflesso sullo schermo è situato altrove. Solo accedendo alla cabina di proiezione posso avvedermi di quello che accade ed intervenire potenzialmente sull’andamento del film. L’opera sciamanica si occupa della cabina di proiezione, dell’operatore relativo, della pellicola stessa e in ultima analisi dei suoi attori, del regista e del produttore, oltre che gli spettatori finali. 

Il lavoro consiste nel creare un ponte tra diverse dimensioni. Non vuol dire defilarsi da una dimensione ed evadere in un’altra. L’obiettivo è creare dialogo tra varie realtà. Nella realtà ordinaria si è generata una frattura con altre dimensioni, ed è per questo che mi trovo a vivere in una dimensione separata. La realtà che condivido con chi legge questo testo è solo una tra le tante possibili. In vero, non è necessario credere a quanto ho detto. Ne parlo poiché ciò fa parte della mia esperienza, come pure del mio lavoro. Non occorre un atto di fede. E’ necessaria solo la disponibilità a vivere delle esperienze e verificare di prima mano come stanno le cose. 

Nel lavoro di guarigione impiego strumenti e tecniche atte a facilitare l’esperienza diretta. Il linguaggio ordinario è impossibilitato a comunicare la natura effettiva di tali esperienze. Gli idiomi moderni sono il riflesso di una realtà fondata sulla separazione. Ne deriva che è piuttosto acrobatico comunicare l’esperienza sciamanica dell’unità mediante tali linguaggi. In effetti, mi domando, visto codeste considerazioni, per quale motivo mi trovo ora a scrivere. E’ uno slancio che emana dal cuore e che serve il suo scopo. Fortunatamente esistono i vuoti tra una parola e l’altra, sia grafici sia sonori. In effetti, è proprio tra questi vuoti che si cela l’anello mancante. 

Il punto di partenza è il vuoto o, come lo chiama Dioniso l’Aeropagita, “l’oscurità abbagliante del silenzio segreto”[1], un luogo di pace indicibile, una vastità priva di suono da cui tutto sorge e ritorna. Da questo vuoto vibrante e immane, una fiamma divina discende attraverso innumerevoli dimensioni. Ad ogni passaggio la luce si attenua e frammenta, finché raggiunge la Terra e definisce la sua ultima forma. Nella cosmologia astrosciamanica i pianeti sono i modellatori di questa forma, che alla fine emerge come essere umano.

Nel linguaggio sciamanico è importante prestare attenzione sia all’emissione sonora sia ai silenzi, sia alla pienezza sia alla vacuità. Nel vuoto dimorano le radici dell’esperienza diretta, le conoscenze genuine che emanano da dentro. Qual è il linguaggio sciamanico allora? E’ un linguaggio che ognuno di noi intende. E’ un idioma che tuttavia è alieno per la realtà convenzionale. Questo non significa necessariamente che quest’ultima realtà sia errata o ingiusta. Semplicemente, il linguaggio sciamanico non rientra nelle sue norme di simulazione. Non fa parte delle regole del gioco.

La principale causa della sofferenza umana risiede nell’incapacità di comunicare in modo corretto. I problemi di relazione derivano da incomprensioni linguistiche. A questo punto è necessario rilassarsi poiché è assai arduo esprimersi con proprietà mediante le lingue convenzionali. I linguaggi moderni si fondano sulla contraffazione. Essi sono nati dalla necessità di occultare o manipolare qualcosa. In altre dimensioni la comunicazione procede in modo immediato e trasparente. Semplicemente mi apro e come un cristallo propago ciò che ho dentro. Senza alcuno sforzo ognuno può capire quali sono le mie intenzioni. Questa è una capacità di cui sono ancora dotato. Essa spaventa poiché, se desidero nascondere qualcosa agli altri, non è proprio ideale essere trasparenti come un cristallo. Allora decido di occultare alcune parti di me e renderle opache. Inizio a rimuovere la trasparenza. Mediante le parole posso comunicare qualcosa che è assai diverso da quello che mi accade dentro. Poiché l’attenzione è tutta rivolta al linguaggio esterno, nessuno s’interessa allo spazio interiore. 

Il linguaggio è il risultato di un’operazione di occultamento. C’è qualcosa teme di essere rivelato. Se mi apro questo qualcosa può essere visto. Il pericolo è che gli altri possano scoprire ciò che ho occultato. Il fatto singolare è che tutti celano la stessa cosa e, nel frattempo, temono di esporla perché, come conseguenza della separazione, credono di essere gli unici ad averla dentro. Ciò mi confronta con il primo passo decisivo nel processo di guarigione: l’allacciamento della storia personale a quella collettiva. Si tratta anzitutto di sanare la ferita che mi separa dal resto del genere umano, di rendermi conto che non sono solo, che ogni gioia o tragedia della mia vita fa parte di una storia che condivido con l’intero pianeta. Tale consapevolezza mi permette di guarire arcane lacerazioni, di riconoscere gli altri come fratelli e sorelle, di unirmi in profondità, recuperando l’intima comunanza necessaria per procedere insieme e svelare con audacia i misteri invisibili dell’esistenza.

“La luce e le tenebre, la vita e la morte, ciò che è a destra e ciò che è a sinistra, sono fratelli tra loro: non è possibile separarli. Per questo motivo né i buoni sono buoni, né i cattivi sono cattivi, né la vita è vita, né la morte è morte. Perciò ciascuna cosa sarà distinta secondo l’origine del suo essere. Ma quelli che sono innalzati sopra il mondo sono indissolubili ed eterni.”[2]


[1] Dyonisius the Aeropagite, Mystical Theology, chapter 1
[2] Il Vangelo secondo Filippo, in Bentley Layton, The Gnostic Scriptures, p. 330.


© 1996 Franco Santoro, info@astroshamanism.org. All rights reserved. 

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